PARROCCHIA
S. MARIA REGINA
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Anno 2002
Numero 6 - Aprile 2002

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EUTANASIA DI UNA VITA

Mi ?capitato di essere chiamato per constatare il decesso di un mio paziente, avvenuto in maniera improvvisa ed inaspettata. Spesso mi sono trovato ad esaminare un cadavere, che giaceva "sereno" sul letto, il viso disteso, esente da smorfie o atteggiamenti tali da far pensare una qualche sofferenza; per noi medici spesso la conclusione diagnostica della causa di morte improvvisa ?da attribuire a fibrillazione ventricolare, una aritmia cardiaca fatale, che oltre a non dare scampo ?talmente fulminea da porre fine alla vita senza che il paziente se ne accorga. Mentre ti trovi di fronte alla salma e la tua mente segue questa ipotesi, la gente intorno quasi all'unisono commenta "che bella morte, magari capitasse anche a me!". Viene spontaneo pensare che tutti prima o poi dobbiamo morire, ma 1'incognita vera ?come si debba morire.

Anche se diamo per scontato che la morte fa parte della vita, forse non abbiamo riflettuto abbastanza sul fatto che I' unico essere, che ha la consapevolezza della morte ?1' uomo; 1' uomo, solo lui ha la piena coscienza che la propria esistenza ha un termine, la morte appunto, che lo accompagna fin dalla nascita e lo interroga e lo interpella con il suo mistero, le sue incognite. Non so se questa parentesi fa riflettere o rattrista, pensando che la morte pone la fine ai legami con le persone care, gli affetti, la vita; ma da cristiani essa rappresenta il passaggio verso I' incontro vero con il Signore, il mezzo attraverso il quale ritornare alla nostra vera essenza fatta di amore: cos??mistero della fede.

Ora quando invece la morte non sopraggiunge d'improvviso, ma si preannuncia, si fa presagio in una lunga storia di malattia, fatta di sofferenza e di dolore, di decadimento fisico e psicologico, mi sento interpellato da questo evento, che pur non toccandomi direttamente, per il rapporto particolare con il paziente, mi coinvolge pienamente. Capisco allora di essere chiamato a praticare 1'eutanasia e, a tal proposito, prima di scandalizzarsi e stracciarsi le vesti , forse ?doveroso proclamare a chiare lettere 1'etimologia, cio?il significato letterale di questo termine: "Buona morte". Proprio cos? "buona morte", ossia il diritto di morire bene, come ciascuno ha il diritto di vivere bene! Oggi, con i mezzi e le nuove acquisizioni scientifiche, ?possibile, nonch?doveroso, alleviare le sofferenze, il dolore dei pazienti e prendersi cura in modo globale della persona, sfruttando il rapporto privilegiato medico-paziente cos?da rendere il passaggio dalla vita alla morte quanto mai indolore e sereno.

Proprio in questi ultimi tempi mi sono trovato a vivere questa realt? inaspettatamente in maniera molto serena, una serenit?derivata soprattutto dal buon rapporto con il paziente, che si affidava fiducioso alle mie cure per alleviare il pi?possibile le proprie sofferenze. Molto sinceramente, rispettando la sua volont?e cercando di rendere il momento della morte il meno traumatico possibile, non mi sono sentito n?un omicida, n?complice di un suicidio; del resto se la morte ? restituire il dono della vita e se questo avviene serenamente, non ?forse pi?umano?

Don Norberto

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